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Giustizia per Felisburgo

Perchè pubblicare un sito web sul massacro di Felisburgo
Di Chiara De Poli e Antonio Lupo
membri del Comitato Italiano di Appoggio ai Sem Terra
(a cui questo sito fa riferimento, e che collaboreranno a farlo vivere)


Sommario

Il viaggio e la condivisione

I motivi di questo sito web

Un po’ di storia

Il grilagem della Terra

Il massacro di Felisburgo

A cosa serve questo sito




Il viaggio e la condivisione

Dal 2003 andiamo ogni anno in Brasile.
Nei primi due anni abbiamo visitato diversi stati, conosciuto le bellezze naturali, ammirato la vitalità della popolazione e l’impegno di molti, visto le grandi sofferenze di un popolo, che mantiene aperta una ferita vecchia di 500 anni.
Abbiamo condiviso la vita di meravigliose organizzazioni brasiliane come AFA, (l’associazione di Arturo Paoli) che opera nelle favele di Foz di Iguaçù, e come Agua Doçe (Acqua dolce) e il Seop (coordinate da Waldemar Boff) associazioni che lavorano da oltre 10 anni nelle favele di Petropolis e di tutta la baixada (l’hinterland di oltre 4 milioni di persone) di Rio de Janeiro.
Enorme è stata l’ammirazione per queste realtà, che danno risposte concrete, educazione, alimentazione ecc., agli ultimi, agli esclusi, ai “sem”(i senza), come li definisce Waldemar Boff, perché molti di essi sono nelle mani della violenza organizzata, sono “senza dignità”: le condizioni oggettive non la permettono.

Non siamo riusciti a vedere uno sbocco, un progetto politico per queste realtà, come riuscire a sottrarle, in primo luogo, al dominio violento delle mafie della droga.
E crediamo che i recenti gravissimi episodi di violenza a S.Paolo confermino questa mancanza di prospettiva per queste e per tutte le megalopoli del mondo.

Già nei primi due anni in Brasile abbiamo visitato alcuni accampamenti dei Sem Terra, ricevendo un’impressione del tutto opposta a quella delle favele: apparivano realtà piene di solidarietà, di dignità, senza violenza al proprio interno.
Nel novembre- dicembre 2005 abbiamo vissuto per due mesi in alcuni accampamenti del Movimento Sem Terra del Paranà e del Minas Gerais, e questa esperienza ha confermato le nostre prime impressioni.

Infine abbiamo avuto la fortuna di passare la settimana del Natale 2005 in un accampamento dei Sem Terra a Felisburgo, una piccola città di circa 20.000 abitanti, (Felice Borgo il suo nome, e così appare a prima vista) nel Nord del Minas Gerais, al confine dello Stato di Bahia.
Ma a pochi chilometri da questa città, nell’accampamento Terra Prometida, il 20 novembre 2004 un gruppo di circa 15 pistoleros, guidati dal padrone-latifondista Adriano Chafik, ha compiuto un orribile massacro di contadini Sem Terra: 5 morti, 13 feriti e la perdita di ogni bene, per l’incendio di gran parte delle baracche e della scuola.
Dopo oltre un anno gli assassini sono in libertà, il processo non è ancora iniziato, nessun risarcimento è stato dato ai sopravvissuti, che continuano la loro vita poverissima e dignitosa, nella poca terra che gli è stata riconosciuta in proprietà, vivendo in baracche ancora senza elettricità e acqua, ma con tanta luce interiore e tanta speranza.





I motivi di questo sito web

Di violenza e povertà anche in Brasile se ne può trovare quanta se ne vuole.
E allora perché fare un sito che segua negli anni le vicende umane, giudiziarie e politiche di queste persone?
In primo luogo appunto perché queste sono il simbolo di una dignità umana che diventa progetto, sono persone meravigliose, che tre giorni dopo il massacro hanno rioccupato la terra, ricostruito l’accampamento e la scuola, ripreso a lavorare i campi.
Persone tanto straordinarie che non vogliono dimenticare la loro storia e il loro dolore e per questo continuano a rappresentarlo, come hanno fatto con una “mistica”- come la chiamano i Sem Terra- quando siamo arrivati al loro accampamento, con la partecipazione di tutti: vecchi, giovani e bambini.
Ma il secondo motivo (e forse il principale) sta nel valore universale di questa piccola realtà, che ci testimonia che resistendo si può vincere.


Un po’ di storia

Tutta la storia del colonialismo è fatta di massacri, rapine di risorse naturali e sfruttamento del lavoro schiavo.
Come recita una canzone dei Sem Terra “il massacro dell’America Latina è stato progettato in Europa … vennero in nome della civiltà, impugnando in una mano la spada e nell’altra la croce”.
Al Brasile per 500 anni è stato rapinato zucchero, caucciù, caffè, oro ecc., poi inviato in Europa.Anche dopo la fine della schiavitù legale nel 1888, la terra è rimasta nelle mani di pochi latifondisti e dei loro eserciti di pistoleros; per i poveri e gli ex-schiavi l’unica possibilità è stata quella di continuare a vendersi, a prezzo infimo e senza poter reclamare alcun diritto.
Dal 1964 la dittatura militare, creata dalla borghesia brasiliana per stroncare le lotte contadine per la riforma agraria, sviluppò:
1) l’industrializzazione, con l’urbanizzazione di milioni di poveri, che lasciarono le campagne del Nord e NordEst ( dove ancora oggi 50 milioni di persone soffrono la fame) e finirono il loro sogno nelle infernali favele delle megalopoli.
2) la rivoluzione verde, cioè un’agricoltura intensiva e in monocultura, soprattutto ad uso esportazione, con un uso massiccio di erbicidi e sostanze chimiche, lasciando la proprietà della terra nelle mani di pochi latifondisti, liberi di coltivarla, usarla per l’allevamento di bestiame, o lasciarla improduttiva.
Negli ultimi 20 anni si è consolidata un’alleanza tra i latifondisti storici e le multinazionali della terra, il cosiddetto agrobusiness, che hanno bisogno di nuove e grandi estensioni di terra, per coltivare la soia transgenica, naturalmente sempre ad uso esportazione, e l’eucalipto.
Negli ultimi decenni gli appetiti di questa alleanza si sono rivolti alle terre meno sfruttate, l’Amazzonia e il Mato Grosso, scatenando il fuoco contro la foresta per disboscarla e la violenza contro gli indios e i contadini che lì hanno sempre vissuto; infine si sono fabbricati falsi i documenti di proprietà delle terre (grilagem), in combutta con funzionari governativi e politici.
Questo processo è in pieno sviluppo soprattutto nello stato del Parà (in Amazzonia), dove lo “Sviluppo” si manifesta in triplice combinazione: con il grilagem delle terre, l’erosione della biodiversità, il lavoro schiavo.
Tutto questo genera un conflitto sociale permanente (772 contadini uccisi negli ultimi 30 anni!), con un’impunità pressoché assoluta degli assassini (siano essi pistoleros o poliziotti) e dei mandanti.Per il massacro consumato da militari a Eldorado de Carajas (in Parà) nel 1996 (21 morti e 69 invalidi), solo due comandanti sono stati condannati e attendono il ricorso in libertà, mentre i 155 soldati che hanno sparato sono andati assolti.
Due dei 5 assassini della suora statunitense Dorothy Stang, ammazzata il 12 febbraio 2005 a Anapu, nella regione Transamazzonica. sono già stati condannati, rispettivamente a 27 e 17 anni di prigione, ma la rapidità di questo processo è dipesa anche dalla grande e forte campagna internazionale iniziata in tutto il mondo, subito dopo la sua morte, che ha avuto grande peso sulle istituzioni politiche e sulla magistratura brasiliana.
Basta ricordare che al processo era presente Hina Jilani, relatrice dell’ONU per la Situazione dei Difensori dei Diritti Umani.





Il grilagem della Terra

In Brasile la maggior parte della terra coltivabile è improduttiva, eppure da parecchi anni si violenta quel patrimonio di tutta l’umanità che è l’Amazzonia.
I movimenti contadini, tra i quali i più rappresentativi sono i Sem Terra, sono composti da persone povere che vogliono lavorare la terra, che non vogliono andare a vivere nelle favele vivendo di espedienti e finendo tra le braccia delle banda criminali.
In questi ultimi anni parecchie persone fuggono dalle città, vogliono ritornare in campagna e si rivolgono al Movimento Sem Terra (MST) per poterlo fare.

L’attuale costituzione brasiliana del 1988 riconosce la funzione sociale della terra e prevede la possibilità di esproprio di tutte le terre improduttive, attraverso un risarcimento in denaro al proprietario.
L’esproprio di queste terre da parte dello stato e la loro distribuzione per realizzare una vera riforma agraria, è sempre stato l’obiettivo del Movimento Sem Terra.
La dichiarata difficoltà dello Stato a trovare risorse per risarcire gli espropri ha spinto i Sem Terra anche su un altro percorso, occupare le terre “grilate”, cioè possedute impropriamente attraverso documenti falsi (e quindi di proprietà dello stato); lo scopo è di rivendicarne l'assegnazione collettiva in applicazione della legge federali di Riforma Agraria.
Nell'intero Brasile su 850 milioni di ettari di terra, ben 173 milioni sono pubbliche (devolute), e di queste circa 96 milioni si trovano nei 5 stati dell’Amazzonia.

Già nel libro Bianco 2001 sul grilagem il Ministro dell’Agricoltura del governo Cardoso, Jungmann (che istituì un catasto unificato e cancellò la registrazione di molte aree grilate) parlava di 100 milioni di ettari di terre grilate.

Nel Parà la lotta disperata dei contadini contro il grilagem delle terre pubbliche contende 31,4 milioni di ettari di terra (quasi la superficie dell’Italia).

L'Iter (Istituto della Terra) dello Stato di Minas Gerais è giunto alla conclusione che esistono presumibilmente 11 milioni di ettari di terre pubbliche in Minas Gerais (circa un terzo del territorio dello Stato), quasi tutte sottratte illegalmente da fazendeiros, imprese legate alla monocoltura dell'eucalipto e grandi imprese.





Il massacro di Felisburgo

Il 1° maggio 2002 duecentotrenta famiglie di Sem Terra che occuparono un’area della Fazenda Nova Alegria: sapevano bene che circa un terzo di quell’area erano terre “devolute e grilade”.Dopo una prima sentenza favorevole al latifondista Chafik, il 7 ottobre del 2004 il Tribunale di Giustizia Statale di Belo Horizonte sentenziò che parte di quell’area, 568 ettari, era terra “devoluta” e sospese il processo di reintegrazione alla proprietà.
Da subito i pistoleros di Chafik intensificarono le minacce, intimidazioni che i Sem Terra denunciarono ben otto volte per iscritto alla polizia militare di Felisburgo (tramite Boletins de Occurencia), denunce che furono regolarmente trasmesse al Ministero in Belo Horizonte, ma senza alcun concreto intervento delle forze dell’ordine.
Quindi, dopo più di due anni di continue minacce, al momento del massacro le 230 famiglie iniziali si erano ridotte ad un centinaio.
Dei 15 esecutori materiali, tutti conosciuti (in quanto denunciati nel dossier della Commissione Pastorale della Terra della Chiesa cattolica dello stato del Minas Gerais), solo due attualmente restano in carcere.
Si prevede che il processo si svolgerà nel 2006 a Jequitinhonha, ma il MST chiede lo spostamento a Belo Horizonte, perché in questa città i fazenderos controllano il potere giudiziario ed hanno ampie possibilità di corrompere i giurati.
Sull’onda dell’indignazione provocata dal massacro, l’Assemblea Legislativa del Minas instituì due commissioni speciali, una per far luce sul massacro e l’altra per indagare sulla situazione delle terre devolute in Minas.
Ad oggi non si hanno notizie sui risultati delle indagini delle commissioni.

Nel corso del 2005 alle famiglie dell’accampamento Terra Prometida è stata assegnata la proprietà collettiva di 568 ettari di terra, quelli che il Tribunale aveva riconosciuto come terra devoluta, ma tale quantità di terra non è sufficiente al mantenimento di tutte le 58 famiglie, in quanto una parte di essa è una zona di foresta protetta e quindi non è coltivabile.
Pertanto i Sem Terra sono in attesa che altre terre devolute vengano riconosciute come tali ed assegnate a loro, prima di procedere all’insediamento definitivo delle famiglie.
Anche se la terra in questione non è molta, la vittoria è fortemente simbolica e apre grandi prospettive per una reale applicazione della Riforma Agraria, data la grande quantità di terre devolute esistenti in Brasile. Infatti per la prima volta la terra non è stata espropriata pagando, ma è tornata di proprietà dello stato, che l’ha poi assegnata ai contadini.

Per questo abbiamo parlato di “resistenza vittoriosa”.


A cosa serve questo sito

Come Comitato Italiano di appoggio ai Sem Terra ci siamo impegnati con i compagni Sem terra del Minas Gerais a fare una campagna di pressione in Italia e in Europa, perché sia fatta giustizia: il processo sia trasferito a Belo Horizonte e i colpevoli siano giudicati e condannati.Vogliamo sollecitare anche il Governo del Minas Gerais, perché provveda a dare indennizzi ai sopravvissuti e a rendere noti i risultati della Commissione di inchiesta sulla quantità di terre devolute e grilate, da concedere in proprietà ai contadini dell'accampamento di Felisburgo e a tutti quelli che le vogliono lavorare.
Con questo sito vogliamo far conoscere questi fatti per raccogliere le adesioni al Comitato “Giustizia per Felisburgo” e raccogliere le adesioni ad un appello al Governatore del Minas Gerais Aecio Neves, con l’invio periodico delle firme.
Vogliamo proporre iniziative a livello di Parlamento Italiano ed Europeo, per incalzare le autorità giudiziarie e politiche brasiliane.
Vogliamo promuovere un aiuto economico al lungo e difficile processo giudiziario, che impegnerà anche numerosi avvocati amici dei Sem Terra, ben disponibili a un dialogo con avvocati e magistrati italiani.
Vogliamo tornare a fine 2006 in Minas Gerais e a Felisburgo, per portare segni concreti del nostro impegno e della nostra solidarietà.