Il Brasile è una repubblica federale composta da 24 stati, 3 territori e dal Distretto federale della capitale, Brasilia.
Con circa 190 milioni di abitanti, è il paese più popoloso dell'America Latina ed il quinto più popoloso del mondo. Grazie all'estensione del suo territorio, la densità del Brasile si rivela decisamente bassa: solo 21 ab./km².
Cenni di storia
Il nome Brasile deriva da quello di un albero nativo della mata atlantica, la foresta vergine, chiamato comunemente pau brasil (albero brasil). Il nome deriva probabilmente dal colore rosso brace (brasa) della resina contenuta nel legno.
Il Brasile fu "scoperto" da Pedro Álvares Cabral, che sbarcò nell'attuale Santa Cruz de Cabràlia, nello stato di Bahia il 22 aprile del 1500. Nei primi decenni vi si stabilirono solo piccoli gruppi di gesuiti portoghesi, con lo scopo di "evangelizzare" le popolazioni indigene.
La vera colonizzazione si ebbe nella seconda metà del XVI sec, quando furono scoperte le prime miniere d'oro e pietre preziose ed i coloni che abitavano la costa riconobbero le enormi risorse agricole del paese: la canna da zucchero, il caffè e il cacao che avrebbero guidato la storia economica, politica e sociale del Brasile per secoli.
All’arrivo dei primi portoghesi, abitavano in Brasile circa 5 milioni di indigeni, che si erano stabiliti in queste regioni probabilmente nel 10.0000 a. C., proveniendo dall’Asia, attraverso lo Stretto di Bering.
L’incontro fra la popolazione locale, riunita in piccoli gruppi e priva di un’organizzazione centrale, con i Portoghesi fu drammatico: molti gruppi furono dispersi, ridotti in schiavitù, uccisi, decimati dalle malattie infettive portate dagli Europei. Dei 5 milioni di indigeni ne sopravvivono oggi circa 250.000.
La difficoltà a reperire manodopera spinse i Portoghesi a ricorrere all’importazione di schiavi dall’Africa.
I primi insediamenti coloniali si concentrarono lungo le coste del Nord-est, per sfruttare le ricchezze di legname pregiato ed impiantare coltivazioni di canna da zucchero. Iniziò così il disboscamento massiccio, causa della desertificazione di questo territorio.
Si pongono in questa fase le basi per un’agricoltura volta all’esportazione e per il latifondo.
Indipendenza ed Impero
Nel 1807 l'invasione da parte delle truppe francesi di Napoleone obbligò i reali portoghesie a fuggire in Brasile. Nel 1821 il re, rientrando a Lisbona, lasciò suo figlio Pietro IV come reggente del Brasile. Pietro proclamò l'indipendenza del Brasile il 7 settembre del 1822. Dopo la separazione dal Portogallo il Brasile si trasformò in una monarchia costituzionale. Nel 1850 venne abolita la tratta degli schiavi e nel 1888 la schiavitù.
Per avere manodopera a basso costo e bilanciare la forte presenza "negra", venne favorita l’immigrazione europea. E’ in questi anni (dal 1876 al 1920 circa) che più di un milione di italiani emigrano verso il Brasile (oggi il 15% della popolazione brasiliana, circa 25 milioni di persone, è di origine italiana).
Il 1860 fu un anno fondamentale per lo sviluppo economico, in quanto si incrementò la coltura del caffè, portando un periodo di floridezza economica all’aristocrazia terriera, che si consolidò in questo periodo.
L'istituzione della Repubblica
Nel 1889 scoppiò una rivoluzione che costrinse Pietro II ad abdicare: venne proclamata la Repubblica e si adottò la Costituzione federale. Nei primi decenni del secolo si susseguono 12 presidenti.
Il caffè era diventato il primo prodotto di esportazione del paese superando lo zucchero: tuttavia, con la crisi del 1929, si registrò un crollo dei prezzi del caffè e una conseguente depressione economica, che gettò a terra l’economia brasiliana.
La grave congiuntura economica favorì l’ascesa dei militari che imposero come presidente Getulio Vargas, che rimarrà al potere fino al 1954.
Negli anni seguenti il paese tentò di rilanciare la propria economia. Nel 1964 il presidente Goulart tentò di varare una prima riforma agraria, ma fu subito bloccato da un colpo di stato militare, che diede inizio ad un periodo di forte repressione dei movimenti sociali e di sospensione dei diritti civili.
Dal punto di vista economico furono gli anni dei “grandi progetti di sviluppo”, che innescarono però la spirale del debito pubblico che strangolerà il paese per gli anni a venire.
Il periodo della dittatura militare finì nel 1984, con le grandi manifestazioni di Rio de Janeiro e São Paulo: il governo militare fu costretto a cedere.
Nel 1988 venne approvata la Nuova Costituzione e nel 1989 si svolsero le prime elezioni libere dopo 25 anni di dittatura, e furono vinte Fernando Collor de Mello.
Nel 1994 Fernando Cardoso conquistò la presidenza e attuò riforme (consigliate dal Fondo monetario internazionale) che prevedevano la privatizzazione delle imprese pubbliche e il rigore finanziario. Questo provocò un forte impatto negativo sulla popolazione più povera. Nel 1998 si registrarono fughe di capitali che misero a rischio la stabilità finanziaria. Cardoso, rieletto, si appellò al Fondo Monetario Internazionale e ottenne un piano di intervento triennale per il Brasile, che indebitò il paese di altri 41,5 miliardi di dollari.
Nelle elezioni presidenziali del 2002-2003 si affermò Luiz Inácio Lula da Silva che, rieletto, è tuttora il presidente in carica. Il suo programma, che garantiva provvedimenti volti a favorire la giustizia sociale, riscosse ampi consensi, in particolare tra i più poveri. E' stato varato il programma Fame zero per affrontare il problema della denutrizione, ma non è stata realizzata la riforma agraria a favore dei milioni di contadini senza terra.
Economia
Prodotto Nazionale Lordo: 1.269 trilioni $ (10° posto nella classifica mondiale).
Immense le risorse agricole e zootecniche (caffè, cacao, soia, mais, canna da zucchero, bovini). Ampi giacimenti d'oro, d'argento e di ferro. È uno dei più importanti produttori di acciaio e petrolio.
Le coltivazioni principali sono il caffè, di cui è primo esportatore al mondo, la soia (secondo dopo gli Stati Uniti) e il frumento (specie nel Sud), ma anche riso, mais, canna da zucchero e cacao. La produzione è soprattutto rivolta all'esportazione, e ciò determina l'mportazione di derrate alimentari per far fronte al fabbisogno interno. La vulnerabilità di un'economia così impostata è messa a nudo dalla fluttuazione dei prezzi delle materie prime.
L'agricoltura del Brasile presenta ancora strutture di tipo coloniale: il 2% dei proprietari possiede il 44% dei terreni coltivabili, organizzati in grandi proprietà fondiarie in cui si pratica soprattutto allevamento estensivo, oppure aziende capitalistiche dedite all'agricoltura di piantagione.
L'industria che si è sviluppata solo dalla seconda metà del XX secolo, ha visto una crescita rapida e le produzioni si sono molto diversificate, ma sempre in una situazione di sudditanza verso le società trasnazionali nord-americane ed europee e quindi mirata alle esportazioni.