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Trasposizione del rio San francisco: una visione critica

Questo fiume è il secondo del Brasile, dopo il Rio delle Amazzoni, bagna una parte del Nordest (la regione semi-arida) e ogni anno è sempre più sfruttato ed inquinato, la vegetazione lungo le rive viene progressivamente distrutta, ma il "velho Chico" come è affettuosamente chiamato dai nordestini, continua a dare vita e sostento a milioni di persone che vivono lungo le sue rive, e lo usano per pescare e navigare.
Da qualche anno si parla di un progetto di trasposizione consistente nel prelevare una parte delle acque del velho Chico (una parte esigua a dire il vero, 26 mc/s) e attraverso due lunghissimi canali portare questa acqua nelle regioni interne più aride.
Detta così sembra una buona cosa, ma andando ad approfondire alcuni dicono che:
- i costi enormi di questa opera (sono più di 700 kilometri di canali) non giustificano il beneficio piccolo che porterebbe;
- non si sa ancora chi sarà effettivamente beneficiato. Il timore è che come al solito vengano beneficiati i latifondisti, con l'irrigazione di monoculture per l'esportazione;
- alcuni dicono che quest'acqua servirà per dare da bere a milioni di assetati del semi-arido, ma l'acqua del rio san Francisco è piuttosto inquinata e non adatta all'uso potabile;
- la priorità è il risanamento del fiume. Milioni di persone stanno soffrendo a causa del suo progressivo deteriorarsi;
- molte famiglie di piccoli proprietari verranno espulsi dalle loro terre per fare posto alle opere idrauliche e ai canali;
- in un paese dove la corruzione e gli scandali si susseguono un'opera del genere creerà molti nuovi casi di tangenti;
- una delle opere di presa è programmata in una zona indigena degli indios Trukà che dovrebbe essere protetta e difesa (riserva indigena che per problemi burocratici non è ancora stata ufficializzata);
- nel semiarido ci sono altri modelli collaudati di convivenza con la siccità, attraverso la costruzione di cisterne per l'acqua piovana, dighe sotterranee, ecc. Esperienze che hanno reso vivibile e produttive molte terre, in modo sostenibile e naturale, e con costi ridotti. Perché non andare avanti con queste esperienze già collaudate e di successo?

MOVIMENTI DI OPPOSIZIONE
Da mesi si sta quindi formando un movimento popolare contrario alla trasposizione del fiume. I movimenti contadini, i pescatori, la Pastorale della terra e della pesca della Chiesa cattolica, i Sem terra, ambientalisti, sindacati, Indios e Quilombolas, si sono progressivamente organizzati in questi mesi per contrastare il governo nella realizzazione di quest'opera. Il vescovo di Barreiras don Luiz Cappio ha fatto uno sciopero della fame per tentare di fermare il progetto, alcuni vescovi sono dalla parte degli indios (qualche buon vescovo ancora resiste, nonostante le nuove nomine di Ratzinger…).

Azioni promosse (luglio 2007)
È stato organizzato un grande accampamento nel cantiere dove l'esercito (i lavori non sono stati ancora appaltati) sta iniziando lo scavo. Sono arrivate circa 3000 persone da tutto il Nordest, persone che hanno lasciato per la loro casa e le loro attività per stare accampati sotto una baracca di nylon, rischiando di prenderle dalla polizia.
Durante la prima settimana di accampamento sono state fatte azioni dimostrative come riempire a mano lo scavo dell'esercito, piantare alberi e ortaggi nel locale, c'è stata anche la celebrazione della ricorrenza dei 2 anni dell'assassinio di due indios del luogo da parte della polizia, seminari e incontri di studio sugli indios e sul progetto di trasposizione.
Il ministro non è stato ricevuto all'accampamento, mentre i governatori degli stati del Nordest studiano un'azione di marketing a favore della trasposizione. Il governo ha fatto ricorso alla magistratura chiedendo di poter rientrare in possesso del terreno. I movimenti hanno invece chiesto la demarcazione della terra indigena protetta.
In mezzo alla battaglia legale la polizia e l'esercito hanno costretto i manifestanti a ritirarsi dal locale, per fortuna in modo abbastanza pacifico. Era presente anche il Funai (organismo del governo per la difesa degli indios) che ha riconosciuto la terra indigena.
Ma l'accampamento è già stato rimontato a 13 kilometri di distanza e ora i gruppi si stanno alternando, vanno via quelli della prima settimana e arrivano i nuovi a dare il cambio. E' un bel momento di solidarietà e unione tra indios e movimenti sociali e contadini.
Digiuno di preghiera per il diritto all’acqua e alla terra (di Don Cappio)
Già nell'ottobre 2005 il vescovo francescano Mons. Cappio aveva intrapreso uno sciopero della fame di 11 giorni per lo stesso motivo: impedire la trasposizione del Rio San Francisco.
Dopo essere stato ricoverato in ospedale, nel dicembre 2005 ci fu un colloquio col presidente Lula, al termine del quale firmarono un accordo tra governo e società civile brasiliana per iniziare un ampio dibattito su questo progetto.
Nel 2006 la trasposizione uscì dall'agenda del governo, avvicinandosi le elezioni presidenziali. Dopo la vittoria di Lula al 2° turno, il governo rilanciò il progetto, inserendolo nella lista dei progetti del Programma di Accelerazione della Crescita (PAC), annunciato il 22 gennaio 2007.
Trascorrendo i mesi, a fine giugno 2007 la polizia ha sgombrato un accampamento di 1.600 indigeni , nel comune di Cabrobò (sertao Pernambucano), dove il Governo, in attesa di appaltare i lavori, aveva inviato l'esercito per la deforestazione della zona.
In risposta dal 19 agosto 2007 è partita da Belo Horizonte una carovana nazionale contro la trasposizione, tra i quali figurava don Cappio, che per 11 giorni ha viaggiato per tutto il Brasile incontrando e parlando con i cittadini e i governanti dei vari Stati. Proseguendo i lavori , con l'espulsione dalle loro povere case di migliaia di famiglie di piccoli agricoltori per fare spazio alle opere della Trasposizione del fiume San Francisco, Don Cappio inviò il 4 ottobre 2007, festa di San Francesco, una lettera al presidente Lula, in cui lo accusava di aver ingannato lui e tutto il popolo brasiliano, e di non aver onorato la parola data. E comunicando altresì che avrebbe pertanto ripreso "il suo digiuno e la sua preghiera", fino al ritiro dell'esercito e l'archiviazione definitiva del progetto.
La lettera finiva con queste parole: "Quando Gesù fu disposto a donare la sua vita, non ebbe paura della croce, era il prezzo da pagare. La vita del fiume e del suo popolo o la morte di un cittadino brasiliano. Quando la ragione finisce, la pazzia é il cammino."
Il 27 novembre mons. Cappio ha ripreso il suo digiuno di preghiera per garantire la sopravvivenza di 15 milioni di persone che vivono in 5 differenti Stati del Nordest brasiliano.
Molto ampio è l'attuale fronte d'opposizione al progetto di trasposizione del Rio Sao Francisco, sono oltre 200 le organizzazioni e associazioni che si sono unite per far fronte comune contro il progetto del Governo, tra cui:
CNBB Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani
MST Movimento Sem Terra
MPA Movimento Piccoli Agricoltori
CPT Commissione della Pastorale della Terra brasiliana
CIMI Consiglio Missionario Indigeno
CARITAS Brasiliana
FAOR Foro dell'Amazzonia Orientale
e molte altre personalità quali Adolfo Perez Esquivel (premio nobel per la pace).
In questi giorni sono state numerose le adesioni di solidarietà arrivate da tutto il Brasile e dal mondo.
Nel frattempo il 29 novembre Don Cappio ha inviato una lettera a tutto il popolo del Nordest brasiliano.
Domenica 9 dicembre una processione di più di 6.000 persone in solidarietà al digiuno del vescovo è stata bloccata da 4.000 soldati, secondo quanto riferiscono i quotidiani brasiliani.
Mercoledì 12 dicembre il presidente e il segretario della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB) hanno incontrato il presidente Lula per "riprendere il dialogo con Mons. Cappio e suggerire la creazione di una Commissione per studiare meglio l’attuale progetto e analizzare le proposte elaborate da enti governativi, specialisti e movimenti sociali che considerano fondamentale “rivitalizzare” il fiume Saõ Francisco e tutelarlo dall’inquinamento", come riporta una nota dell'agenzia di stampa MISNA.
Il 20 dicembre, dopo 24 giorni di digiuno che gli hanno fatto perdere 8kg di peso, monsignor Cappio è stato ricoverato d'urgenza all'ospedale.
La sera stessa, su pressione dei medici, amici e famigliari, monsignor Flavio Cappio ha deciso di terminare il “digiuno di preghiera”.
"Chiudo il mio digiuno, ma non la mia battaglia... per garantire la vita del Rio San Francisco e del suo popolo, garantire l’accesso all’acqua e al vero sviluppo per l’insieme delle popolazioni di tutto il semi-arido, non solo una parte" così come riportato dall'agenzia di stampa MISNA.